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| 02 lug 2023 | 06:01

In Trentino mancano anestesisti? C'è chi attende un anno prima di lavorare a causa della burocrazia, la storia di Edward che da Liverpool si è trasferito a Trento  

Edward Benison, anestesista, nel 2021 ha deciso dopo diversi anni di lavoro all'estero di rientrare in Italia. Da Liverpool ha scelto il Trentino ma dopo aver vinto un concorso all'ospedale Santa Chiara ha dovuto attendere quasi un anno a causa della burocrazia prima di iniziare a lavorare

In Trentino mancano anestesisti?

TRENTO. Tornare in Italia dopo anni all'estero. Voler mettere al servizio del sistema sanitario le proprie competenze apprese dopo una laurea specialistica e trovarsi davanti un vero e proprio muro fatto di burocrazia e lungaggini di ogni genere. Situazioni che mandano in frantumi programmi di vita, di famiglia, di lavoro.

 

E' l'esperienza allucinante che ha dovuto attraversare Edward Benison, anestesista che da Liverpool ha deciso di ritornare in Italia per lavorare proprio in Trentino, all'ospedale Santa Chiara. Per farlo, però, dopo aver vinto il concorso, ha dovuto attendere quasi un anno.

 

Il motivo? Questa volta la colpa non è dell'Apss. Le carte che davano a Edward il via libera per il riconoscimento delle sue capacità professionali apprese in Inghilterra erano ferme su un tavolo del Ministero a Roma e nessuno se ne è occupato per oltre 11 mesi.

 

Solo ad aprile di quest'anno il 38enne ha potuto finalmente prendere servizio all'ospedale Santa Chiara. Contento finalmente di dare una mano visto le tante carenze che ci sono proprio riguardanti la figura dell'anestesista.

“Ho voluto raccontare questa mia esperienza – spiega a il Dolomiti Edward Benison – per dare l'idea delle problematiche burocratiche che anche tanti altri incontrano quando vogliono tornare a lavorare in Italia”.

 

La storia professionale di Edward ha inizio nel 2011. Originario di Bassano del Grappa, si è laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Ferrara. Decide poi di trasferirsi nel 2012 nel Regno Unito per iniziare poco dopo una specializzazione in anestesia e rianimazione. Lavora all'ospedale di Liverpool e vive assieme alla sua compagna che invece è impegnata nel mondo universitario.

 

Nel 2021 la decisione di voler cambiare in qualche modo vita e ritrasferirsi in Italia. “Assieme alla mia compagna – ci racconta – abbiamo deciso che il posto giusto per noi era il Trentino, per gli interessi sportivi, per la qualità della vita e per la bellezza del territorio”. Una scelta, ci spiega Edward, sostenuta anche dalle opportunità derivante dagli incentivi fiscali. “L'Italia – ci spiega - incentiva fortemente il rientro dei lavoratori dall'estero mediante incentivi fiscali che nel mio caso vogliono dire pagare le tasse sul 30% dei guadagni per 5 anni. Questo incentivo rende paragonabile lo stipendio che avevo nel Regno Unito come dirigente medico a quello che ricevo qui. Senza questo incentivo, però, lo stipendio sarebbe significativamente minore”.

 

Ecco allora che a settembre del 2021 decide di partecipare come specializzando al concorso per dirigente medico in Anestesia e Rianimazione (CD 09/21) che l'Apss di Trento aveva indetto, risultando primo in graduatoria.

 

Edward, appreso del risultato, decide nel gennaio 2022 di consegnare personalmente all’ufficio del Ministero della Salute a Roma tutta la documentazione necessaria per l’equiparazione del titolo di Anestesista Rianimatore dal Regno Unito all’Italia. “Legalmente – ci spiega - il ministero è tenuto a istruire queste pratiche entro 4 mesi dal momento di ricezione della documentazione. In base a queste tempistiche io e la mia compagna abbiamo lasciato il Regno Unito e ci siamo trasferiti a Trento dove avrei dovuto prendere servizio a giugno 2022”.

 

Così, invece, non è successo. Da quel gennaio dello scorso anno sono iniziate le lungaggini burocratiche. Nonostante gli innumerevoli solleciti inoltrati a Roma sia dall'anestesista che dall'Apss, non sono mai arrivati riscontri e sono passati mesi e mesi prima che si arrivasse ad un segnale e che il 38enne potesse lavorare a Trento.

 

Mesi di attesa che hanno reso davvero difficile la vita a Edward e della sua compagna. Entrambi, infatti, convinti che i tempi fossero rispettati, a seguito dei risultati del concorso avevano preso una casa a Trento. “Io avevo lasciato l'ospedale di Liverpool e mi ero trasferito a Trento – ci racconta l'anestesista – ma ad un certo punto non potendo lavorare nonostante l'essere risultato primo al concorso ed essendo bloccato dalla burocrazia, per quasi un anno sono stato costretto a fare il pendolare fra Trento e Liverpool per riuscire a lavorare con un contratto part - time”.

 

Quella che doveva essere una scelta presa per cambiare la vita in meglio in pochi mesi si è trasformata in un vero e proprio caos di voli aerei, orari e attese interminabili e una vita che di stabile aveva ormai ben poco. “Mi sono stupito – ci spiega - che a fronte di una significativa carenza di personale sanitario ed una comprovata offerta di lavoro da parte dell’Apss di Trento, ci sia stato un ostacolo burocratico tale da giustificare un’attesa di molti mesi senza ricevere alcuna comunicazione da parte  dell'Ufficio 2 del Ministero della Salute ed incaricato di presiedere sulle procedure di equiparazione dei titoli di studi".

 

Purtroppo il rientro in Italia non è stato come quello che Edward e la sua compagna si aspettavano. Entrambi si sono subito confrontati con un sistema burocratico estremamente complesso e poco agile che non riesce a far fronte alle necessità del paese che dovrebbe servire.

 

Edward ha atteso quasi un anno prima di riuscire a ad avere l'ok da Roma di poter lavorare all'ospedale di Trento dove era arrivato primo nella graduatoria del concorso a cui aveva preso parte nel 2021. Ad aprile di quest'anno, infatti, finalmente, è riuscito ad iniziare il suo lavoro al Santa Chiara.

 

Nonostante la trafila burocratica l'anestesista 38enne giudica oggi come “positiva” la scelta di rientrare in Italia anche se dovrebbe essere “resa agevole riducendo la burocrazia, aumentando gli incentivi e la flessibilità”.

 

E sulle criticità già sollevate per gli anestesisti in Trentino, Edward Benison conclude spiegando che “L'ambiente lavorativo, sia in termini di qualità che in termini tecnici è paragonabile a quello del Regno Unito, ma gli schemi di lavoro qui in Italia sono molto rigidi, rendendo difficile, per esempio poter scegliere di lavorare in due strutture della stessa Apss, lavorare part-time o coprire turni vacanti”.

 

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